Ho letto stamattina il post di Luca De Biase che quoto integralmente qui sotto e che mi trova totalmente d'accordo... la forbice tra i nostri politici e le esigenze della società civile si sta facendo così larga che se non si interviene in tempo sarà troppo tardi.
La loro percezione di cosa sia importante, l'ecologia, il lavoro precario ma anche il web, non rappresenta la vera realtà del Paese e pertanto, se non ci si impegna nella sensibilizzazione di chi fa politica - ma anche di chi fa informazione televisiva istituzionale - difficilmente cambieranno le cose.
Digital political divide Secondo Stefano Quintarelli c'è una forma molto pericolosa di digital divide: quello dei politici che non comprendono internet e legiferano di conseguenza. Lo ha detto ieri nel corso della rinione milanese del Pd alla quale ha partecipato il ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni.
Lui, Gentiloni, almeno capisce internet. (E ammette che il ceto politico non è molto ferrato in materia. Ha ricordato per esempio la gaffe che ha dato luogo a un grave equivoco sui presunti obblighi di registrazione dei blogger che a un certo punto il suo governo ha commesso e poi corretto).
Ieri, Gentiloni ha detto una cosa molto importante. "Quando vado in giro per l'Italia mi accorgo che le persone mi chiedono ben poco della televisione (alla quale noi politici tendiamo a dare davvero molta importanza). E sono più interessati all'accesso a internet, al WiMax. Chiedono di non essere tagliati fuori dallo sviluppo della rete. Quanto alla televisione, soprattutto si lamentano della scarsa qualità dei programmi...". Interessante... E positivo
Il post di Stefano Quintarelli in cui invita a votare la sua domanda, posta a Il Sole 24 Ore che la proporrà ai politici intervistati invece lo trovate qui.






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